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Si era fatto mezzogiorno.
Il sole era timidamente uscito in quella fredda mattina invernale, ma non era sufficiente a scaldare l'ufficio.
Da quattro ore perdevo tempo: non avevo voglia di fare nulla. Avevo una voglia matta di fumare, ma nel pacchetto avevo poche sigarette e non mi andava di andare a comprarne altre. Perciò mi imposi di far durare quelle rimaste.
Ingannavo me stesso, fissandomi un orario consono per fumarne una, e nel frattempo avrei bevuto un litro d’acqua.
Mi alzai dalla scrivania e andai al bagno per riempire la borraccia.
Mentre l'acqua scorreva, alzai lo sguardo e mi vidi allo specchio.
Sembravo un fantasma.
Le occhiaie le ho sempre avute, fin da bambino, a causa della mia salute un po' instabile. Ero fragile già allora.
Ormai erano anni che faticavo a dormire. Negli ultimi mesi, però, riuscivo a chiudere occhio per quattro ore a notte, se ero fortunato.
Quell'accumulo di stanchezza si era trasformato in solchi viola, profondi, sotto le mie palpebre.
"Cristo, che faccia. Dove cazzo vuoi andare con questa faccia?" mi dicevo.
Non ero preoccupato per me stesso. Non pensavo al fatto che avrei dovuto riposare.
Ero stranamente contento.
Finalmente la mia sofferenza era visibile.
In un modo o nell'altro, ero riuscito a trasformarla in qualcosa di reale.